03/04/11

Haiku di una notte texana

Ispirazione, espirazione
Jack Kerouac è stato qui
haiku di una notte texana.

La mia prima pubblicazione


Il 30 dicembre 2010, dopo una lunga attesa, il mio lavoro di tesi, riguardante l'utilizzo dei mondi virtuali in contesti educativi, viene pubblicato su 'Lingua nostra, e oltre', la rivista del Master in Didattica dell'Italiano come L2 dell'Università degli Studi di Padova. Propongo la premessa e in seguito il link per leggere l'intero articolo.

Premessa


Il presente articolo nasce dal lavoro di tesi (Ruggieri 2008) del modulo di Tecnologie Educative(1) nell’ambito dell’ottava edizione del Master in Didattica dell’Italiano come L2 (a.a. 2008). Scopo di questo articolo è mostrare come un programma che utenti e recensori distratti catalogano frettolosamente come un semplice videogioco possa rivelarsi un potente strumentoeducativo. Second Life cela, dietro la sua maschera ludica, caratteristiche sociali ed istruttive che, se comprese ed utilizzate in maniera coerente dagli addetti ai lavori, possono assicurare la realizzazione di percorsi didattici altrimenti impraticabili. Partendo da un breve excursus riguardante il binomio scuola-tecnologie, l’articolo segue un percorso che guida il lettore alla scoperta di Second Life e del ruolo che, un programma che attira quotidianamente un numero crescente di nuovi utenti, ha e può avere nell’ambito della didattica delle lingue e della formazione a distanza. La seconda parte dell’articolo è interamente incentrata sulle prospettive metodologiche del programma, vengono illustrati strumenti, ambienti e potenzialità. Infine, nella terza parte dell’articolo, si procede nella presentazione delle sperimentazioni effettuate attraverso la dimostrazione di attività didattiche realizzate o realizzabili in Second Life, e le teorie e le considerazioni in precedenza esaminate sono tradotte in esempi pratici. Gli esempi pratici sono seguiti da un’osservazione degli aspetti positivi e negativi dell’introduzione di Second Life nella didattica delle lingue. Forse grazie a Second Life non è più una pura utopia imbattersi
in uno studente intento a “giocare” a quello che a prima vista sembra un videogioco e sentirsi rispondere senza alcun velo di ironia: «Non disturbarmi, sto studiando»(2).


12/01/11

A day at the zoo

Dublin: January 2011

12/09/10

Blue Note

Nella solitudine di un sassofonista ho scorto me stesso
sospeso sulla blue note di un pigro pomeriggio
consumato tra le attempate strade di Dublino
dove la pioggia rende uggioso ciò che resta del passato.

Massimiliano Ruggieri

Un'estate italiana

16/07/10

Worcester Nights

Dal finestrino dell’autobus vedo trasformarsi in immagini le parole di Ishiguro e lo splendore della campagna inglese è la stessa immaginata ai tempi dell’università durante la lettura di “The remains of the day”. Il viaggio verso l’aeroporto londinese di Heathrow è ancora molto lungo e il senso di spossatezza dovuto a notti insonni ben sposa quell’agrodolce malinconia che puntualmente mi assale negli ormai frequenti giorni dedicati agli addii. Prendo il Moleskine dallo zaino ma un crescente stato di indolenza mi costringe a porlo sul sedile accanto al mio e a fissare il paesaggio nel vano tentativo di addormentarmi. La strada scorre e la distanza da Worcester aumenta, parallelamente alla distanza fisica da persone con cui ho condiviso un breve percorso di vita e che forse mai più vedrò. Ho sempre pensato che gran parte dell’unicità di ogni viaggio nasca in questi momenti introspettivi nei quali la mente, assistita dalle emozioni, passa in rassegna gli attimi salienti di una data esperienza. Chiudo gli occhi e le due settimane trascorse nel college nei pressi del fiume Severn si materializzano nei miei pensieri. Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto rifioriscono i momenti che voglio rivivere, mescolandosi indistintamente sull’asse del tempo, alternandosi in base alla loro rilevanza. Ogni singolo ricordo è un flashback intimamente legato a nomi che d’ora in poi avranno un significato e a volti che probabilmente rimarranno immutati agli occhi della memoria. Sono sull’autobus ma al tempo stesso sono in ogni stanza e strada del campus, in giro per l’Inghilterra, sono al tavolo della stanza comune dell’appartamento 13 del Ledbury, di notte, con amici che condividono con me questa esperienza. Riapro gli occhi, vedo Fabrizio e Massimo controllare alcuni documenti, Roberta al cellulare e i ragazzini assopiti come non mai e penso alle notti trascorse cercando di far rientrare rapidamente tutti nelle rispettive camere per poi poter condividere gli ultimi istanti dell’ennesima logorante e appagante giornata con i miei compagni di viaggio. Le notti di Worcester dense di significati diversi per ognuno di noi, ricche di schiamazzi e silenzi, paternali ed elogi, pensieri e parole, sorrisi e sapori rimbalzano nella mia mente più vive che mai durante questo viaggio atemporale verso Londra. Continuo ad aprire e chiudere gli occhi come gli obiettivi delle fotocamere che hanno immortalato migliaia di attimi negli ultimi quindici giorni; ormai le riflessioni e i ricordi sono nettamente condizionati dalla sonnolenza e sono cadenzati dall’alternarsi di veglia e riposo e da quello stato psicofisico che rende tutte le percezioni al limite tra sogno e realtà. Forse sono sveglio, forse sto dormendo ma avverto una brusca frenata, volgo lo sguardo a destra, noto le sagome dei primi aerei parcheggiati all’aeroporto di Heathrow e mi rendo conto di essere arrivato a destinazione. Ormai manca poco per portare a termine questa meravigliosa esperienza che più che una parentesi lavorativa è stata una palestra di vita e un concentrato di emozioni. Fra poco sarò nuovamente testimone di mille abbracci e scruterò lacrime scendere dagli occhi sinceri e speranzosi di ragazzi che divideranno i loro percorsi forse temporaneamente, forse per sempre. É l’incertezza del domani e di quel che sarà a rendere questi momenti suggestivi sia per chi li vive in prima persona sia per chi li vive con relativo distacco. Domani si tornerà alla vita di tutti i giorni ma basterà una foto, un ricordo in religiosa solitudine, una parola, qualche nota di una canzone, una e-mail, una telefonata, un ghigno melenso, un piatto di patate, un bicchiere di vino per far riaffiorare ciò che il tempo non è in grado di cancellare, per rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle che la partenza da Worcester ha disunito.



Massimiliano Ruggieri

Viaggiare

Viaggiare,
perdersi nei suoni di lingue straniere
per poi ritrovarsi nell'eco di una voce cara
tra le vecchie strade dell'Alfama
lungo la briosa marina di Cascais.


Massimiliano Ruggieri

Paradas

Sono le 3
Atocha
Paseo del Prado
Plaza de Cibeles (la mas linda)
Bernabeu
Plaza Castilla
Calle Aguileña
Jackson alla radio
amici in macchina
principesse per strada
fermate, partenze
abbracci, addii
tutto in una notte
a Madrid.

Massimiliano Ruggieri

03/12/09

Écriture


La penna va dove la bocca non osa
su mani gelate dal tempo
oltre parole donate al vento
sul corpo, sui capelli, sulle labbra.

Massimiliano Ruggieri

Écriture (versione portoghese)

A caneta vai onde a boca não se atreve,
em mãos geladas pelo tempo,
para além das palavras oferecidas ao vento,
ao corpo, ao cabelo, aos lábios.

traduzione di Rita Bentes

Écriture (versione spagnola)

La pluma va donde la boca no se atreve
en manos congeladas por el tiempo
más allá de las palabras regaladas al viento
sobre el cuerpo, sobre el cabello, sobre los labios.

traduzione di Bea Morán

21/11/09

Un breve sorriso della mente


Ylivieska
la pioggia batte sui binari
le anime erranti sono partite
condivido il materno buio della notte
con le luci gialle dei lampioni,
penso ad amici vicini ed amori lontani
mentre le note di Cash vibrano nel vento
ed il mio esilio volontario diviene poesia.

Massimiliano Ruggieri (Ylivieska 29/10/2006)

18/11/09

Ricordi di viaggio: Tra narghilé e Jamon, fiesta de Barrio a Lavapiès


In Vuelvo a Madrid Ismael Serrano canta: "Lavapiès ci riceve, frutta di narghilé, esplosione di colori". Non penso ci sia una strofa di una canzone, di una poesia che esprima più intensamente le sensazioni sinestetiche che si percepiscono quando si arriva a Lavapiès a ogni ora del giorno e della notte. Lavapiès, quartiere nel quartiere Delicias, nel distretto di Arganzuela, Lavapiès, piazza di Madrid, via di Madrid, stazione della metropolitana di Madrid. Lavapiès, barrio che si ama o si odia, barrio storico che ha tatuato nel suo nome l’identità multiculturale che lo distingue, Lavapiès, barrio anticamente abitato dagli ebrei, Lavapiès antica fonte, situata nell’omonima piazza, utilizzata per il sacrale atto di lavarsi i piedi prima di accedere al luogo di culto. Lavapiès, scheggia impazzita di Madrid, matrioska di lingue e culture, microcosmo esotico, etnico, sregolato, libero, tranquillo, pericoloso, vecchio rifugio degli okupas, meta di giovani bohémiens, culla di musica latina, elettronica, rock, pop, folk, etno; zona franca di ristoranti dalle mille bandiere, Lavapiès, calderone di dissomiglianze e similitudini. In questa calda notte d’estate c’è una fiesta de barrio qui a Lavapiès e poco dopo aver salito i gradini della metro ci insinuiamo in una dimensione in cui musica, profumi, luci, immagini e colori si fondono inebriando i nostri sensi. Passo dopo passo la fragranza della frutta diventa odore di carne alla piastra per poi stemperarsi in centinaia di aromi che ci portano subdolamente verso terre straniere. Passo dopo passo esploro la Torre di Babele viaggiando tra le lingue del mondo: dalla Spagna mi trasferisco in Portogallo, in Francia, in Sudamerica, in Cina, in Italia, in Svezia, in India, in Inghilerra, in Romania, in Polonia nel Maghreb, nei vari villaggi africani, terre distanti migliaia di chilometri, ma non a Lavapiès. Passo dopo passo vedo unirsi mani di sfumature dissimili, vedo bimbi mulatti con gli occhi a mandorla, vedo ragazzi filippini e spagnoli in bicicletta osservo la leggiadra bellezza del sorriso di una ragazza dominicana e il fascino intimo dello sguardo di una donna mediorientale, vedo tavolate con felafel, paella, cous cous, pollo al curry, mariscos, jamon , pasta, churros, vedo un mondo senza barriere, vedo un mondo senza bandiere. Facciamo un giro tra le bancarelle, ci divertiamo al bingo sfidando con un sorriso giocatori di chissà quale provenienza, intoniamo note di canzoni che provengono dai bar, osserviamo i panni colorati stesi ai balconi che rendono la festa carnevalesca, scorgiamo una donna in pigiama rincorrere i suoi figli tra i carretti, respiriamo con gli occhi e con le orecchie la moltitudine del barrio prima di sederci per consumare dei caldi bocadillos e bere delle fresche cervejas. Sono le ultime ore qui in Spagna e le sto trascorrendo a Lavapiès con un vecchio amico, un ex collega e una persona appena conosciuta; mi alzo dalla panchina, mi isolo un attimo, mi guardo attorno, penso nuovamente alla canzone di Ismael Serrano e canto nella mia mente: “Io sono fortunato, torno sempre a Madrid”.

Massimiliano Ruggieri

17/11/09

Ricordi di viaggio: Il portafogli



Stazione di Oeiras, è mezzanotte, io e Rikard attendiamo il treno proveniente da Cais do Sodré con destinazione Cascais, la nostra destinazione è il Tamariz, un locale sulla spiaggia di Estoril, la nostra destinazione è la festa di una notte di piena estate. Seduti sulla panchina vicino ai binari ricordiamo gli eventi salienti della settimana trascorsa nella cara Carcavelos, sulle spiagge di Oeiras, tra le calde strade di Lisbona; fantastichiamo sul prosieguo della serata; sogniamo Madrid, le scorribande on the road in Italia; cerchiamo di scovare tra le nostre parole l’essenza del viaggio; indugiamo nell’attesa di un treno, di un messaggio, di una telefonata, indugiamo nell’attesa della concretizzazione di un desiderio. I fiumi di parole e una buona compagnia rendono la cognizione del tempo ancor più relativa e le lancette dell’orologio nascondono mezz’ora tra i suoni dei nostri discorsi. Smaniosi di raggiungere l’Estoril decidiamo che non vale più la pena trattenersi nella fredda atmosfera di una stazione sgombra; conserviamo i biglietti per il giorno seguente e ci avviamo verso la fermata dei taxi alla ricerca di un gentile tassista che possa dimezzare la nostra attesa. Oltre il muro della stazione una sfilata di macchine gialle attende turisti e nativi e come spesso accade cerchiamo di scorgere l’umore affabile nel profilo dei conducenti prima di scegliere su che taxi salire. L’esperienza ci insegna che a volte i tragitti in taxi possono essere burrascosi e che le spensierate conversazioni con gli autisti possono toccare involontariamente tasti dolenti e che, in altri casi, i conducenti più giovani cercano nell’acceleratore la valvola di sfogo del loro tedio. Un tassista di mezza età si avvicina chiedendoci dove siamo diretti, sembra una persona pacata, e dopo un cenno di intesa Rikard sale per prima sul taxi occupando il posto accanto al conducente, mentre io mi accomodo sul sedile posteriore. Abbandoniamo Oeiras immettendoci sull’Avenida Marginal e percorriamo tutta la costa mantenendo terra e case alla nostra destra e l’Oceano sempre alla nostra sinistra. Le luci giallo cromo dei lampioni rendono la notte magica e alimentano le nostre fantasticherie palesate in rapidi scambi di battute e in ghigni sottratti al clima serioso, disciplinato dallo sguardo inflessibile dell’autista che si intravede nello specchietto retrovisore. Sono passate esattamente due estati e tanti viaggi dalla precedente notte trascorsa al Tamariz ma la voglia di arrivarci e di scrivere un’altra pagina indelebile delle nostre avventure è smisurata e fremiamo chilometro dopo chilometro. Siamo ormai all’Estoril, lo noto dalle insegne e dai palazzi rievocanti cartoline appartenenti a momenti passati che fuoriescono dai cassetti della memoria; indichiamo al conducente dove si trova il locale, sembra quasi che il tempo non abbia coperto di polvere il nostro senso dell’orientamento e noi siamo ebbri senza aver bevuto quando il taxi si ferma alla fine del tragitto. I numeri rossi del tassametro segnano dieci euro e cinquanta centesimi ma al tassista va bene una banconota da dieci; io e Rikard facciamo a gara per pagare, forse stuzzicando l’intenzione del tassista di afferrare entrambe le banconote, ma alla fine è Rikard ad avere la meglio, così mestamente ripongo i soldi all’interno del portafogli per poi metterlo in tasca. Salutiamo il gentile conducente portoghese e balziamo fuori dalla macchina respirando a pieni polmoni l’aria di una notte che nella nostra mente si prospetta meravigliosa. Il Tamariz è lì, accanto alla stazione, di fronte ai nostri occhi, dobbiamo solo attraversare la strada e telefonare a degli amici e poi immergerci nell’orizzonte tangibile e inafferrabile dei nostri sogni. Ringrazio Rikard per aver pagato la tratta e gli garantisco di occuparmi del ritorno ma è in quel momento che mi rendo conto di non avere il portafoglio in tasca. Sono attimi di silenzio, di tensione, di limitata incredulità, troppo brevi per sfociare nello sconforto, sono attimi in cui la ragione viene sopraffatta dall’istinto. Giro lo sguardo verso destra, il taxi è lontano, troppo distante da me, preceduto da poche vetture, seguito da un esercito di automobili, la mente è bianca, priva di pensieri ma le gambe sono già in moto, le falcate sono ampie nonostante abbia un paio di infradito e le automobili iniziano ad essere dietro di me una dopo l’altra, una dopo l’altra; alzo lo sguardo il verde del semaforo si spegne e il giallo inizia a lampeggiare, le falcate sono sempre più ampie, il giallo cessa di lampeggiare e la luce rossa diventa fissa; le falcate sono balzi e il taxi è sempre più vicino; ho il cuore in gola, sono in apnea e non riesco più a controllare le gambe che procedono ad un ritmo impazzito quando i miei occhi vedono il taxi fermo diventare sempre più grande; ormai manca poco, è questione di metri e con l’ultimo balzo mi catapulto sul taxi. Cerco di aprire lo sportello sotto lo sguardo atterrito dell’autista, batto il palmo della mano contro il vetro e indico il sedile posteriore dove vedo il portafogli; l’autista rimuove la sicura permettendomi di entrare in auto e di recuperare quello che in un attimo di distrazione avevo smarrito. Chiudo lo sportello, alzo il capo e Rikard è un punto bianco vicino al Tamariz, ad una sessantina di metri da me, alzo le braccia in segno di vittoria e i passeggeri dell’automobile dietro il taxi ridono, gridano, applaudono e mostrano segni di consenso. L’istinto si affievolisce e la ragione rinvigorisce quando mi rendo conto di esser stato sul punto di perdere denaro e documenti a meno di 36 ore dalla partenza per Madrid. L’adrenalina continua a circolare imperterrita nel sangue, sono ubriaco di felicità e ho una leggera sbornia di apprensione, ma il peggio è passato, raggiungo un euforico Rikard che mostra i pugni in segno di vittoria e mi ricorda come l’intensità dei momenti ancora da vivere in quella notte non potranno mai raggiungere l’apice di quegli attimi surreali. Decidiamo di tornare nei pressi del semaforo che mi ha salvato la vacanza per scattare una foto da aggiungere al nostro album di viaggio prima di dedicarci al resto dei programmi. Saltando di gioia e sentendoci imbattibili ci avviamo al Tamariz ma il locale è chiuso, i nostri amici hanno deciso di rimanere a Lisbona e decidiamo di concludere la nottata a bere qualche birra in un Casinò dell’Estoril. La nottata non è andata come era nelle nostre più rosee previsioni ma un’altra inaspettata pagina di vita sulla strada, che rimarrà indelebile nei nostri ricordi e che sarà a lungo ricordata e raccontata nei nostri prossimi viaggi, è stata scritta.


Massimiliano Ruggieri

18/07/09


Álvaro de Campos

15/07/09

Viajar! Perder países!


Mancano pochi giorni alla partenza per un nuovo viaggio, che ha in Madrid e Lisbona le mete principali, anche se un viaggio è un continuo spostamento, un costante andare senza meta, senza programmi ben definiti che ti porta a scoprire nuovi posti, conoscere nuova gente. Viaggiare è perdersi e ritrovarsi e allora mi viene in mente una meravigliosa poesia del grande poeta portoghese Fernando Pessoa che si intitola "Viajar! Perder países!"



Viajar! Perder países!
Ser outro constantemente,
Por a alma não ter raízes
De viver de ver somente!

Não pertencer nem a mim!
Ir em frente, ir a seguir
A ausência de ter um fim,
E da ânsia de o conseguir!

Viajar assim é viagem.
Mas faço-o sem ter de meu
Mais que o sonho da passagem.
O resto é só terra e céu


Fernando Pessoa 20/09/1933

11/07/09

Un tuffo nel blu


Parole, parole e ancora parole
pescate dal mare della ragione
per eternare l'emozione di un momento,
parole, parole e ancora parole
messaggere imperfette senza pupille
che osservano con gli occhi del poeta
la vanità di un attimo divenire immortale.

Massimiliano Ruggieri

06/07/09

Libertango


Ascolto Electric Tango in questa uggiosa serata d’estate, i ticchettii delle gocce di pioggia battono sulle mattonelle della terrazza accompagnando note che criminosamente ascolto in solitudine, note che renderebbero meraviglioso un qualsiasi momento, note che tingono di malinconia le mie discordanti sensazioni. È questa la bellezza del tango, la sua capacità di proporzionarsi a qualsiasi stagione dell’umore con il vigore e la passione dei suoi ritmi impregnati di romanticismo e velati di nostalgia, di afflizione. Il tango è passione, passione in tutte le sue accezioni, è dolore, sofferenza, pena, tormento, tribolazione, sentimento, partecipazione, trasporto, eccitazione, slancio, impeto, impulso, vigore, desiderio, bramosia, piacere, cupidigia, voluttà e ancora amore, attaccamento, devozione, mania, esaltazione, follia, furore, delirio. Allora questa sera c’è il tango nei mormorii del vento, c’è Buenos Aires nella mia mente, ci sono colori, suoni e profumi di una città tanto lontana quanto vicina, una città mai vissuta. Buenos Aires, metafora di un viaggio non intrapreso fatto di colori, suoni e profumi di un luogo, di una stagione, di una giornata, di un attimo, di un caduco sguardo. Se chiudo gli occhi vedo Buenos Aires immergersi delicatamente nel Rio de la Plata, dal Monumental alla Boca, vedo Buenos Aires bronzea sotto il sole di un’estate argentina, vedo Buenos Aires serena sotto una pioggia repentina, vedo lo splendore di Baires in ogni suo aspetto, dal più solare al più riservato. Buenos Aires c’è sempre stata e la scopro solo ora, dopo aver contemplato altri orizzonti, dopo aver visitato altre terre, dopo essermi perso tra le strade di mille città. Buenos Aires c’è sempre stata e questa sera i sussurri dei miei giovani ricordi hanno il ritmo di un tango di Gardel, lo splendore dei versi di Borges e le fattezze di una terra incantevole. Questa sera c’è Buenos Aires nei miei occhi, nella mia mente, nelle mie vene, un biglietto senza ritorno tra le mie mani e tanta voglia di intraprendere un viaggio la cui partenza è l’unica certezza, l’unica difficoltà.

Massimiliano Ruggieri

17/06/09

Sulle tracce di Kerouac



L’opera dello scrittore di Lowell segue la sua parabola esistenziale, interamente dedicata alla ricerca di verità assolute che potessero dare un senso alla sua vita e che al contrario lo condussero regolarmente a constatare la vanità dell’esistenza. [...] Nel suo capolavoro On the Road, Kerouac propone la strada come la metafora della sua esistenza e di quella di un’intera generazione. La strada, il luogo dove l’io meteco dello scrittore si sforza di pervenire alla scoperta di una precisa identità, simboleggia il punto di partenza del viaggio ascetico di Kerouac, ma coincide mestamente anche con quello di arrivo, rendendo la sua ricerca circolare, vana e senza soluzioni.

Massimiliano Ruggieri

Tratto da "Una ricerca esistenziale e stilistica: Jack Kerouac e la cultura Beat" di Massimiliano Ruggieri

03/06/09

Cartolina da Madrid


Cala la sera sulla Gran Via, le luci si accendono, la città continua a vivere, la gente si riversa sull’arteria più vitale della città, gli autisti farneticanti strombazzano nel traffico caotico e il vento freddo di novembre trasporta gli odori provenienti dai bar di tapas, dai ristorantini, dal museo del jamon. È la frenesia della notte madrilena fatta di viandanti, mendicanti, turisti, artisti, alchimisti che si incontrano e si scontrano come le labbra delle castañuelas. L’eco di migliaia di suoni e parole si propaga e si avvicenda così come gli hotel, i teatri, le vetrine dei negozi, gli edifici rappresentativi e gli emblemi della strada: il teatro Lope de Vega, l'Edificio Capitol con il segnale illuminato della Schweppes che osserva Plaza Callao , l’Edificio Telefonica e tutto il resto sino al congiungimento di Calle Gran Via con Calle de Alcalà vigilato dal Metropolis e dal Grassy. Camminiamo, scansiamo la gente, scherziamo, ridiamo, facciamo tappa in un negozio perché cerchi una sciarpa, anzi una “bufanda” lunga e intonata al vivace colore della tua giacca e poi scendiamo giù sino all’incrocio dove si può ammirare contemporaneamente il Banco de España, Plaza de Cibeles, e l’esuberante Paseo del Prado. È un momento sereno, è un rapimento estatico, è la magia della Gran Via è il calore spagnolo che smorza l’alito gelido dell’inverno, è un abbraccio che mitiga il freddo, è una mano che ne riscalda un’altra, è una passeggiata con te, è un incontro a lungo vagheggiato, è una delle tante cartoline da Madrid.

23/05/09

Nelle notti buie dell’anima sono sempre le 3


L’orologio del computer segna le 2:11, il silenzio della notte è violato da note di musica trash proveniente dalle autoradio delle macchine che sfrecciano nelle strade sgombre e dal ticchettio dei tasti del computer. Alla tv la rassegna stampa dei giornali di domani in una di quelle notti in cui vorrei vedere quei film che ti strappano dalla miseria della quotidianità o ti ci affossano , quei film di Jim Jarmusch, Wim Wenders, David Lynch, Aki Kaurismaki, quei film che non terminano con i titoli di coda ma che perseverano nella mente di chi li mitizza. Non riesco a dormire o forse non voglio dormire, voglio star solo con i miei ricordi, con le mie verità, le mie persuasioni, le mie fantasticherie, non voglio concedermi all’incantesimo dei sogni, a quel miraggio che rende tutto erroneamente reale, tutto ingannevolmente possibile per qualche ora, fino alla mattina, quando ci si sveglia con una testa gremita di illusioni. E allora scrivo perché scrivere di notte è un piacere, è una confessione, una liberazione, una libertà di parola e di pensiero, una muta conversazione con la propria coscienza che conduce lo scrittore ad aprire nuove porte, a scrutare limpidamente tutto ciò che la frenesia del giorno occulta.

Massimiliano Ruggieri

18/05/09

Pensiero indipendente di una notte insonne


Vacue le pagine del mio taccuino, sporche d’inchiostro quelle del ricordo, le parole nascono nel buio della stanza, nel silenzio del sopore, con un veemente ritmo sordo, trascendono la loro natura trasponendo in segni le immagini di una notte di primavera fatta di lampioni, ombre, asfalto, insegne, semafori, schiamazzi, fracassi, città, paesi, vicoli, cumuli, una notte fatta di canzoni all’autoradio che cessano di avvicendarsi sulle note di “There is an end” dei Greenhornes, una notte fatta di un pensiero indicibile che mi assale, mi pervade, mi soffoca, mi ammalia, mi disincanta, che da qualche tempo respiro ogni giorno, un pensiero che non mi abbandona, che traccia la rotta verso l’espiazione nel cupo oceano del superfluo.

Massimiliano Ruggieri

Ai do archi

28-3-2009

Uno spritz ai "do archi"
musica, caos, mormorii
voci straniere, facce straniere
penso all'estate passata
musica, caos, mormorii
voci americane, facce americane.

Massimiliano Ruggieri

16/05/09

Jack Kerouac e la Puglia


Questa mattina mentre leggevo uno dei tanti componimenti del "Libro degli schizzi" di Jack Kerouac (una raccolta di annotazioni di viaggio, osservazioni sulla vita e sull'arte, datata 1957) sono stato improvvisamente rapito da una frase in cui cita una città pugliese. Che sorpresa !!!! Non riesco ancora a capacitarmene. Qui riporto il testo del componimento.

" A Pavia, 18 miglia sud
di Milano, le ceneri di
S. Agostino, il grande
monastero Certosa di
Pavia, confluenza del
Ticino & del Po, fortifica-
zioni di Vecchio Ticino,
antica università millenaria,
fabbricazione di organi a
canne, produttori di vino,
seta, olio e formaggio.
Devo andare a Pavia

A Taranto per le ostriche

A San Remo per nuotare

A Padova per i quadri

Villaggio Età della Pietra vicino Terni


Jack Kerouac, "Il libro degli schizzi"

14/05/09

Componimento spontaneo di un pomeriggio di maggio


Incroci
allegorie esistenziali
contenenti verità assolute
brevi haiku senza parole
letti e riletti nella mente
in ogni fase della vita
in un istante di un pomeriggio afoso
estratto dalla sorte
lanciato su una strada
sulla quale guido senza meta
mentre ascolto Springsteen alla radio
penso ai Mexico City Blues di Kerouac
alla definizione di beat come battuto
alla definizione di beat come beato
perché sconfitta e beatitudine
si incontrano quotidianamente
in ogni interstizio del tempo
ad ogni giro d’orologio
nelle albe delle fantasie
nei tramonti dei desideri
e allora forse siamo tutti beatnik
vicini e distanti da qualcosa
e allora forse siamo tutti beat
nella spiritualità celata o ostentata
nel cangiante spettro delle sensazioni
tra turbamenti e trepidazioni
tra vittorie e sconfitte
tra l’Est e l’Ovest della vita
ad ogni latitudine, ad ogni longitudine.


Massimiliano Ruggieri

11/05/09

Ultima madrugada


1-7-2007

Una sfera arancione si eleva
un aereo decolla
una lacrima scende sul viso.

Massimiliano Ruggieri

Paradas


A Calle de Montera


09/05/09

Ricordi bulgari


Se chiudo gli occhi ricordo ancora il brusio del fiume, la fragranza dell’erba bagnata che si propaga solo nell’aria delle sere d’estate, le luci della baita in lontananza, le note di Chalga echeggiare nelle vuote vastità dell’imperscrutabile vallata, il sentiero che si addentra nell’oscura vegetazione. Reminiscenze, sensazioni delineabili solo mediante il ricorso a sinestesie estreme, perché le parole non sono in grado di descrivere i singolari incontri di sfere sensoriali dissociate. Rievoco i suoni, le vibrazioni, le percezioni, i bagliori, le ombre ma non le immagini nitide di una notte audace e selvaggia, occultate dal velo dell’oscurità e negate per sempre agli occhi della memoria. Nella mente non ho il ritratto del volto di chi con me ha condiviso quegli attimi idilliaci in un paesaggio bucolico ma parole e sussurri emessi al chiar di luna, parole e sussurri che rammentano come la felicità sia reale solo se condivisa. Questo acquerello di un attimo di vita custodito nell’atelier della reminiscenza non è dipinto con il pennello della nostalgia, è semplicemente ciò che resta del passato, ciò che resta di me con me, è il trionfo della memoria sull’oblio.


Massimiliano Ruggieri