21/11/09

Un breve sorriso della mente


Ylivieska
la pioggia batte sui binari
le anime erranti sono partite
condivido il materno buio della notte
con le luci gialle dei lampioni,
penso ad amici vicini ed amori lontani
mentre le note di Cash vibrano nel vento
ed il mio esilio volontario diviene poesia.

Massimiliano Ruggieri (Ylivieska 29/10/2006)

18/11/09

Ricordi di viaggio: Tra narghilé e Jamon, fiesta de Barrio a Lavapiès


In Vuelvo a Madrid Ismael Serrano canta: "Lavapiès ci riceve, frutta di narghilé, esplosione di colori". Non penso ci sia una strofa di una canzone, di una poesia che esprima più intensamente le sensazioni sinestetiche che si percepiscono quando si arriva a Lavapiès a ogni ora del giorno e della notte. Lavapiès, quartiere nel quartiere Delicias, nel distretto di Arganzuela, Lavapiès, piazza di Madrid, via di Madrid, stazione della metropolitana di Madrid. Lavapiès, barrio che si ama o si odia, barrio storico che ha tatuato nel suo nome l’identità multiculturale che lo distingue, Lavapiès, barrio anticamente abitato dagli ebrei, Lavapiès antica fonte, situata nell’omonima piazza, utilizzata per il sacrale atto di lavarsi i piedi prima di accedere al luogo di culto. Lavapiès, scheggia impazzita di Madrid, matrioska di lingue e culture, microcosmo esotico, etnico, sregolato, libero, tranquillo, pericoloso, vecchio rifugio degli okupas, meta di giovani bohémiens, culla di musica latina, elettronica, rock, pop, folk, etno; zona franca di ristoranti dalle mille bandiere, Lavapiès, calderone di dissomiglianze e similitudini. In questa calda notte d’estate c’è una fiesta de barrio qui a Lavapiès e poco dopo aver salito i gradini della metro ci insinuiamo in una dimensione in cui musica, profumi, luci, immagini e colori si fondono inebriando i nostri sensi. Passo dopo passo la fragranza della frutta diventa odore di carne alla piastra per poi stemperarsi in centinaia di aromi che ci portano subdolamente verso terre straniere. Passo dopo passo esploro la Torre di Babele viaggiando tra le lingue del mondo: dalla Spagna mi trasferisco in Portogallo, in Francia, in Sudamerica, in Cina, in Italia, in Svezia, in India, in Inghilerra, in Romania, in Polonia nel Maghreb, nei vari villaggi africani, terre distanti migliaia di chilometri, ma non a Lavapiès. Passo dopo passo vedo unirsi mani di sfumature dissimili, vedo bimbi mulatti con gli occhi a mandorla, vedo ragazzi filippini e spagnoli in bicicletta osservo la leggiadra bellezza del sorriso di una ragazza dominicana e il fascino intimo dello sguardo di una donna mediorientale, vedo tavolate con felafel, paella, cous cous, pollo al curry, mariscos, jamon , pasta, churros, vedo un mondo senza barriere, vedo un mondo senza bandiere. Facciamo un giro tra le bancarelle, ci divertiamo al bingo sfidando con un sorriso giocatori di chissà quale provenienza, intoniamo note di canzoni che provengono dai bar, osserviamo i panni colorati stesi ai balconi che rendono la festa carnevalesca, scorgiamo una donna in pigiama rincorrere i suoi figli tra i carretti, respiriamo con gli occhi e con le orecchie la moltitudine del barrio prima di sederci per consumare dei caldi bocadillos e bere delle fresche cervejas. Sono le ultime ore qui in Spagna e le sto trascorrendo a Lavapiès con un vecchio amico, un ex collega e una persona appena conosciuta; mi alzo dalla panchina, mi isolo un attimo, mi guardo attorno, penso nuovamente alla canzone di Ismael Serrano e canto nella mia mente: “Io sono fortunato, torno sempre a Madrid”.

Massimiliano Ruggieri

17/11/09

Ricordi di viaggio: Il portafogli



Stazione di Oeiras, è mezzanotte, io e Rikard attendiamo il treno proveniente da Cais do Sodré con destinazione Cascais, la nostra destinazione è il Tamariz, un locale sulla spiaggia di Estoril, la nostra destinazione è la festa di una notte di piena estate. Seduti sulla panchina vicino ai binari ricordiamo gli eventi salienti della settimana trascorsa nella cara Carcavelos, sulle spiagge di Oeiras, tra le calde strade di Lisbona; fantastichiamo sul prosieguo della serata; sogniamo Madrid, le scorribande on the road in Italia; cerchiamo di scovare tra le nostre parole l’essenza del viaggio; indugiamo nell’attesa di un treno, di un messaggio, di una telefonata, indugiamo nell’attesa della concretizzazione di un desiderio. I fiumi di parole e una buona compagnia rendono la cognizione del tempo ancor più relativa e le lancette dell’orologio nascondono mezz’ora tra i suoni dei nostri discorsi. Smaniosi di raggiungere l’Estoril decidiamo che non vale più la pena trattenersi nella fredda atmosfera di una stazione sgombra; conserviamo i biglietti per il giorno seguente e ci avviamo verso la fermata dei taxi alla ricerca di un gentile tassista che possa dimezzare la nostra attesa. Oltre il muro della stazione una sfilata di macchine gialle attende turisti e nativi e come spesso accade cerchiamo di scorgere l’umore affabile nel profilo dei conducenti prima di scegliere su che taxi salire. L’esperienza ci insegna che a volte i tragitti in taxi possono essere burrascosi e che le spensierate conversazioni con gli autisti possono toccare involontariamente tasti dolenti e che, in altri casi, i conducenti più giovani cercano nell’acceleratore la valvola di sfogo del loro tedio. Un tassista di mezza età si avvicina chiedendoci dove siamo diretti, sembra una persona pacata, e dopo un cenno di intesa Rikard sale per prima sul taxi occupando il posto accanto al conducente, mentre io mi accomodo sul sedile posteriore. Abbandoniamo Oeiras immettendoci sull’Avenida Marginal e percorriamo tutta la costa mantenendo terra e case alla nostra destra e l’Oceano sempre alla nostra sinistra. Le luci giallo cromo dei lampioni rendono la notte magica e alimentano le nostre fantasticherie palesate in rapidi scambi di battute e in ghigni sottratti al clima serioso, disciplinato dallo sguardo inflessibile dell’autista che si intravede nello specchietto retrovisore. Sono passate esattamente due estati e tanti viaggi dalla precedente notte trascorsa al Tamariz ma la voglia di arrivarci e di scrivere un’altra pagina indelebile delle nostre avventure è smisurata e fremiamo chilometro dopo chilometro. Siamo ormai all’Estoril, lo noto dalle insegne e dai palazzi rievocanti cartoline appartenenti a momenti passati che fuoriescono dai cassetti della memoria; indichiamo al conducente dove si trova il locale, sembra quasi che il tempo non abbia coperto di polvere il nostro senso dell’orientamento e noi siamo ebbri senza aver bevuto quando il taxi si ferma alla fine del tragitto. I numeri rossi del tassametro segnano dieci euro e cinquanta centesimi ma al tassista va bene una banconota da dieci; io e Rikard facciamo a gara per pagare, forse stuzzicando l’intenzione del tassista di afferrare entrambe le banconote, ma alla fine è Rikard ad avere la meglio, così mestamente ripongo i soldi all’interno del portafogli per poi metterlo in tasca. Salutiamo il gentile conducente portoghese e balziamo fuori dalla macchina respirando a pieni polmoni l’aria di una notte che nella nostra mente si prospetta meravigliosa. Il Tamariz è lì, accanto alla stazione, di fronte ai nostri occhi, dobbiamo solo attraversare la strada e telefonare a degli amici e poi immergerci nell’orizzonte tangibile e inafferrabile dei nostri sogni. Ringrazio Rikard per aver pagato la tratta e gli garantisco di occuparmi del ritorno ma è in quel momento che mi rendo conto di non avere il portafoglio in tasca. Sono attimi di silenzio, di tensione, di limitata incredulità, troppo brevi per sfociare nello sconforto, sono attimi in cui la ragione viene sopraffatta dall’istinto. Giro lo sguardo verso destra, il taxi è lontano, troppo distante da me, preceduto da poche vetture, seguito da un esercito di automobili, la mente è bianca, priva di pensieri ma le gambe sono già in moto, le falcate sono ampie nonostante abbia un paio di infradito e le automobili iniziano ad essere dietro di me una dopo l’altra, una dopo l’altra; alzo lo sguardo il verde del semaforo si spegne e il giallo inizia a lampeggiare, le falcate sono sempre più ampie, il giallo cessa di lampeggiare e la luce rossa diventa fissa; le falcate sono balzi e il taxi è sempre più vicino; ho il cuore in gola, sono in apnea e non riesco più a controllare le gambe che procedono ad un ritmo impazzito quando i miei occhi vedono il taxi fermo diventare sempre più grande; ormai manca poco, è questione di metri e con l’ultimo balzo mi catapulto sul taxi. Cerco di aprire lo sportello sotto lo sguardo atterrito dell’autista, batto il palmo della mano contro il vetro e indico il sedile posteriore dove vedo il portafogli; l’autista rimuove la sicura permettendomi di entrare in auto e di recuperare quello che in un attimo di distrazione avevo smarrito. Chiudo lo sportello, alzo il capo e Rikard è un punto bianco vicino al Tamariz, ad una sessantina di metri da me, alzo le braccia in segno di vittoria e i passeggeri dell’automobile dietro il taxi ridono, gridano, applaudono e mostrano segni di consenso. L’istinto si affievolisce e la ragione rinvigorisce quando mi rendo conto di esser stato sul punto di perdere denaro e documenti a meno di 36 ore dalla partenza per Madrid. L’adrenalina continua a circolare imperterrita nel sangue, sono ubriaco di felicità e ho una leggera sbornia di apprensione, ma il peggio è passato, raggiungo un euforico Rikard che mostra i pugni in segno di vittoria e mi ricorda come l’intensità dei momenti ancora da vivere in quella notte non potranno mai raggiungere l’apice di quegli attimi surreali. Decidiamo di tornare nei pressi del semaforo che mi ha salvato la vacanza per scattare una foto da aggiungere al nostro album di viaggio prima di dedicarci al resto dei programmi. Saltando di gioia e sentendoci imbattibili ci avviamo al Tamariz ma il locale è chiuso, i nostri amici hanno deciso di rimanere a Lisbona e decidiamo di concludere la nottata a bere qualche birra in un Casinò dell’Estoril. La nottata non è andata come era nelle nostre più rosee previsioni ma un’altra inaspettata pagina di vita sulla strada, che rimarrà indelebile nei nostri ricordi e che sarà a lungo ricordata e raccontata nei nostri prossimi viaggi, è stata scritta.


Massimiliano Ruggieri

18/07/09


Álvaro de Campos

15/07/09

Viajar! Perder países!


Mancano pochi giorni alla partenza per un nuovo viaggio, che ha in Madrid e Lisbona le mete principali, anche se un viaggio è un continuo spostamento, un costante andare senza meta, senza programmi ben definiti che ti porta a scoprire nuovi posti, conoscere nuova gente. Viaggiare è perdersi e ritrovarsi e allora mi viene in mente una meravigliosa poesia del grande poeta portoghese Fernando Pessoa che si intitola "Viajar! Perder países!"



Viajar! Perder países!
Ser outro constantemente,
Por a alma não ter raízes
De viver de ver somente!

Não pertencer nem a mim!
Ir em frente, ir a seguir
A ausência de ter um fim,
E da ânsia de o conseguir!

Viajar assim é viagem.
Mas faço-o sem ter de meu
Mais que o sonho da passagem.
O resto é só terra e céu


Fernando Pessoa 20/09/1933

11/07/09

Un tuffo nel blu


Parole, parole e ancora parole
pescate dal mare della ragione
per eternare l'emozione di un momento,
parole, parole e ancora parole
messaggere imperfette senza pupille
che osservano con gli occhi del poeta
la vanità di un attimo divenire immortale.

Massimiliano Ruggieri

06/07/09

Libertango


Ascolto Electric Tango in questa uggiosa serata d’estate, i ticchettii delle gocce di pioggia battono sulle mattonelle della terrazza accompagnando note che criminosamente ascolto in solitudine, note che renderebbero meraviglioso un qualsiasi momento, note che tingono di malinconia le mie discordanti sensazioni. È questa la bellezza del tango, la sua capacità di proporzionarsi a qualsiasi stagione dell’umore con il vigore e la passione dei suoi ritmi impregnati di romanticismo e velati di nostalgia, di afflizione. Il tango è passione, passione in tutte le sue accezioni, è dolore, sofferenza, pena, tormento, tribolazione, sentimento, partecipazione, trasporto, eccitazione, slancio, impeto, impulso, vigore, desiderio, bramosia, piacere, cupidigia, voluttà e ancora amore, attaccamento, devozione, mania, esaltazione, follia, furore, delirio. Allora questa sera c’è il tango nei mormorii del vento, c’è Buenos Aires nella mia mente, ci sono colori, suoni e profumi di una città tanto lontana quanto vicina, una città mai vissuta. Buenos Aires, metafora di un viaggio non intrapreso fatto di colori, suoni e profumi di un luogo, di una stagione, di una giornata, di un attimo, di un caduco sguardo. Se chiudo gli occhi vedo Buenos Aires immergersi delicatamente nel Rio de la Plata, dal Monumental alla Boca, vedo Buenos Aires bronzea sotto il sole di un’estate argentina, vedo Buenos Aires serena sotto una pioggia repentina, vedo lo splendore di Baires in ogni suo aspetto, dal più solare al più riservato. Buenos Aires c’è sempre stata e la scopro solo ora, dopo aver contemplato altri orizzonti, dopo aver visitato altre terre, dopo essermi perso tra le strade di mille città. Buenos Aires c’è sempre stata e questa sera i sussurri dei miei giovani ricordi hanno il ritmo di un tango di Gardel, lo splendore dei versi di Borges e le fattezze di una terra incantevole. Questa sera c’è Buenos Aires nei miei occhi, nella mia mente, nelle mie vene, un biglietto senza ritorno tra le mie mani e tanta voglia di intraprendere un viaggio la cui partenza è l’unica certezza, l’unica difficoltà.

Massimiliano Ruggieri

17/06/09

Sulle tracce di Kerouac



L’opera dello scrittore di Lowell segue la sua parabola esistenziale, interamente dedicata alla ricerca di verità assolute che potessero dare un senso alla sua vita e che al contrario lo condussero regolarmente a constatare la vanità dell’esistenza. [...] Nel suo capolavoro On the Road, Kerouac propone la strada come la metafora della sua esistenza e di quella di un’intera generazione. La strada, il luogo dove l’io meteco dello scrittore si sforza di pervenire alla scoperta di una precisa identità, simboleggia il punto di partenza del viaggio ascetico di Kerouac, ma coincide mestamente anche con quello di arrivo, rendendo la sua ricerca circolare, vana e senza soluzioni.

Massimiliano Ruggieri

Tratto da "Una ricerca esistenziale e stilistica: Jack Kerouac e la cultura Beat" di Massimiliano Ruggieri

13/06/09

Welcome to my country


Welcome to my country

03/06/09

Cartolina da Madrid


Cala la sera sulla Gran Via, le luci si accendono, la città continua a vivere, la gente si riversa sull’arteria più vitale della città, gli autisti farneticanti strombazzano nel traffico caotico e il vento freddo di novembre trasporta gli odori provenienti dai bar di tapas, dai ristorantini, dal museo del jamon. È la frenesia della notte madrilena fatta di viandanti, mendicanti, turisti, artisti, alchimisti che si incontrano e si scontrano come le labbra delle castañuelas. L’eco di migliaia di suoni e parole si propaga e si avvicenda così come gli hotel, i teatri, le vetrine dei negozi, gli edifici rappresentativi e gli emblemi della strada: il teatro Lope de Vega, l'Edificio Capitol con il segnale illuminato della Schweppes che osserva Plaza Callao , l’Edificio Telefonica e tutto il resto sino al congiungimento di Calle Gran Via con Calle de Alcalà vigilato dal Metropolis e dal Grassy. Camminiamo, scansiamo la gente, scherziamo, ridiamo, facciamo tappa in un negozio perché cerchi una sciarpa, anzi una “bufanda” lunga e intonata al vivace colore della tua giacca e poi scendiamo giù sino all’incrocio dove si può ammirare contemporaneamente il Banco de España, Plaza de Cibeles, e l’esuberante Paseo del Prado. È un momento sereno, è un rapimento estatico, è la magia della Gran Via è il calore spagnolo che smorza l’alito gelido dell’inverno, è un abbraccio che mitiga il freddo, è una mano che ne riscalda un’altra, è una passeggiata con te, è un incontro a lungo vagheggiato, è una delle tante cartoline da Madrid.

23/05/09

Nelle notti buie dell’anima sono sempre le 3


L’orologio del computer segna le 2:11, il silenzio della notte è violato da note di musica trash proveniente dalle autoradio delle macchine che sfrecciano nelle strade sgombre e dal ticchettio dei tasti del computer. Alla tv la rassegna stampa dei giornali di domani in una di quelle notti in cui vorrei vedere quei film che ti strappano dalla miseria della quotidianità o ti ci affossano , quei film di Jim Jarmusch, Wim Wenders, David Lynch, Aki Kaurismaki, quei film che non terminano con i titoli di coda ma che perseverano nella mente di chi li mitizza. Non riesco a dormire o forse non voglio dormire, voglio star solo con i miei ricordi, con le mie verità, le mie persuasioni, le mie fantasticherie, non voglio concedermi all’incantesimo dei sogni, a quel miraggio che rende tutto erroneamente reale, tutto ingannevolmente possibile per qualche ora, fino alla mattina, quando ci si sveglia con una testa gremita di illusioni. E allora scrivo perché scrivere di notte è un piacere, è una confessione, una liberazione, una libertà di parola e di pensiero, una muta conversazione con la propria coscienza che conduce lo scrittore ad aprire nuove porte, a scrutare limpidamente tutto ciò che la frenesia del giorno occulta.

Massimiliano Ruggieri

18/05/09

Pensiero indipendente di una notte insonne


Vacue le pagine del mio taccuino, sporche d’inchiostro quelle del ricordo, le parole nascono nel buio della stanza, nel silenzio del sopore, con un veemente ritmo sordo, trascendono la loro natura trasponendo in segni le immagini di una notte di primavera fatta di lampioni, ombre, asfalto, insegne, semafori, schiamazzi, fracassi, città, paesi, vicoli, cumuli, una notte fatta di canzoni all’autoradio che cessano di avvicendarsi sulle note di “There is an end” dei Greenhornes, una notte fatta di un pensiero indicibile che mi assale, mi pervade, mi soffoca, mi ammalia, mi disincanta, che da qualche tempo respiro ogni giorno, un pensiero che non mi abbandona, che traccia la rotta verso l’espiazione nel cupo oceano del superfluo.

Massimiliano Ruggieri

Ai do archi

28-3-2009

Uno spritz ai "do archi"
musica, caos, mormorii
voci straniere, facce straniere
penso all'estate passata
musica, caos, mormorii
voci americane, facce americane.

Massimiliano Ruggieri

16/05/09

Jack Kerouac e la Puglia


Questa mattina mentre leggevo uno dei tanti componimenti del "Libro degli schizzi" di Jack Kerouac (una raccolta di annotazioni di viaggio, osservazioni sulla vita e sull'arte, datata 1957) sono stato improvvisamente rapito da una frase in cui cita una città pugliese. Che sorpresa !!!! Non riesco ancora a capacitarmene. Qui riporto il testo del componimento.

" A Pavia, 18 miglia sud
di Milano, le ceneri di
S. Agostino, il grande
monastero Certosa di
Pavia, confluenza del
Ticino & del Po, fortifica-
zioni di Vecchio Ticino,
antica università millenaria,
fabbricazione di organi a
canne, produttori di vino,
seta, olio e formaggio.
Devo andare a Pavia

A Taranto per le ostriche

A San Remo per nuotare

A Padova per i quadri

Villaggio Età della Pietra vicino Terni


Jack Kerouac, "Il libro degli schizzi"

14/05/09

Componimento spontaneo di un pomeriggio di maggio


Incroci
allegorie esistenziali
contenenti verità assolute
brevi haiku senza parole
letti e riletti nella mente
in ogni fase della vita
in un istante di un pomeriggio afoso
estratto dalla sorte
lanciato su una strada
sulla quale guido senza meta
mentre ascolto Springsteen alla radio
penso ai Mexico City Blues di Kerouac
alla definizione di beat come battuto
alla definizione di beat come beato
perché sconfitta e beatitudine
si incontrano quotidianamente
in ogni interstizio del tempo
ad ogni giro d’orologio
nelle albe delle fantasie
nei tramonti dei desideri
e allora forse siamo tutti beatnik
vicini e distanti da qualcosa
e allora forse siamo tutti beat
nella spiritualità celata o ostentata
nel cangiante spettro delle sensazioni
tra turbamenti e trepidazioni
tra vittorie e sconfitte
tra l’Est e l’Ovest della vita
ad ogni latitudine, ad ogni longitudine.


Massimiliano Ruggieri

11/05/09

Ultima madrugada


1-7-2007

Una sfera arancione si eleva
un aereo decolla
una lacrima scende sul viso.

Massimiliano Ruggieri

Paradas


A Calle de Montera


09/05/09

Ricordi bulgari


Se chiudo gli occhi ricordo ancora il brusio del fiume, la fragranza dell’erba bagnata che si propaga solo nell’aria delle sere d’estate, le luci della baita in lontananza, le note di Chalga echeggiare nelle vuote vastità dell’imperscrutabile vallata, il sentiero che si addentra nell’oscura vegetazione. Reminiscenze, sensazioni delineabili solo mediante il ricorso a sinestesie estreme, perché le parole non sono in grado di descrivere i singolari incontri di sfere sensoriali dissociate. Rievoco i suoni, le vibrazioni, le percezioni, i bagliori, le ombre ma non le immagini nitide di una notte audace e selvaggia, occultate dal velo dell’oscurità e negate per sempre agli occhi della memoria. Nella mente non ho il ritratto del volto di chi con me ha condiviso quegli attimi idilliaci in un paesaggio bucolico ma parole e sussurri emessi al chiar di luna, parole e sussurri che rammentano come la felicità sia reale solo se condivisa. Questo acquerello di un attimo di vita custodito nell’atelier della reminiscenza non è dipinto con il pennello della nostalgia, è semplicemente ciò che resta del passato, ciò che resta di me con me, è il trionfo della memoria sull’oblio.


Massimiliano Ruggieri

06/05/09

Estoy mirandote desde Madrid

Madrid 17-7-2007

Il nastro trasportatore numero 6 ha appena iniziato la sua circolare operazione di consegna dei bagagli del volo proveniente da Oporto e la gente ammucchiatasi attorno ne disegna la circonferenza nella trepidante attesa di scorgere la sagoma della propria valigia. Un trolley turchese, una valigia di cartone, un borsone da calcio e decine di altri contenitori di vestiti, oggetti e ricordi fuoriescono, come una cantilena ritmata, dalla bocca del dispositivo, cadenzando il sollievo e l’apprensione dei viaggiatori. Lontano dalla chiassosa ciurma sgomitante, attendo con calma il mio bagaglio, lo raccolgo e mi preparo ad affrontare gli ultimi due impegni del passeggero in arrivo: il controllo dei documenti e la verifica delle capacità emotive dopo lo spalancarsi delle porte scorrevoli che danno accesso alla sala d’attesa. Già, le porte scorrevoli, una delle metafore del viaggio, la linea di demarcazione che divide l’ultima fatica del viandante dal contatto psicofisico con un nuovo frangente di vita, il viaggiatore dalla meta, l’attesa dall’abbraccio, la solitudine dalla compagnia, la madre dalla figlia, l’amico dagli amici, l’amante dalla persona amata, la fine dall’inizio, l’inizio dalla fine. Sterminate sono le contrapposizioni e le sensazioni che contraddistinguono gli ultimi momenti di un viaggio e incalcolabili sono i conflitti e le tracce del passato che si susseguono durante gli ultimi metri che mi separano dal fragore delle persone in palpitante attesa aldilà dell’uscio del terminal. Agosto, Dublino e le sere d’estate, Gennaio, Oulainen e le notti d’inverno, il calore delle lenzuola, il freddo dei divani, vicinanza e isolamento, sporche menzogne e nude verità, felicità e dolore, piacere e fastidio, interminabili passeggiate su e giù per le strade romane, per la Gran Via, lungo le strade della nostra infanzia, quei tramonti, quelle notti, quelle albe, quelle mattinate prima della colazione, dopo la colazione. Le illusioni e i ricordi sono sconfinati perfino quando si impadroniscono di effimeri attimi di vita e la collisione con la realtà è di poca durata, anche quando lascia strascichi duraturi. Le porte automatiche si spalancano e come previsto tra la moltitudine delle persone in attesa, ad aspettarmi c’è la percettibile sagoma dell’assenza, l’invisibile presenza di chi ha preferito l’oblio alla scrittura di nuove memorie. Silenziosamente mi disgiungo dalla religiosa manifestazione delle emozioni di centinaia di persone e mi siedo su una delle scomode seggiole della sala alla sinistra delle porte scorrevoli. Non ho tempo per pensare alle domande da porre al destino, le priorità nella vita possono cambiare a seconda delle situazioni e in un frangente ampio quanto uno sguardo realizzo come l’assenza di una persona implichi la privazione di un tetto, di un letto, di un posto dove trascorrere in totale tranquillità i miei giorni spagnoli. Il cellulare è la mia unica salvezza, i contatti l’unica speranza, l’improvvisa nomadanza la mia unica certezza. Fortunatamente la sorte non è del tutto cinica ed in poco più di dieci minuti i fantasmi del vagabondaggio cessano di aleggiare nella mia mente, in quanto, dopo un interminabile giro di chiamate, apprendo che a Virgen de Begoña c’è un posto dove posso pernottare in relativa serenità. Devo solo indugiare qualche ora all’aeroporto e attendere le 19:00 per muovermi verso una zona di cui non conosco l’esatta locazione. Estraggo dalla borsa la mappa della metro, tra l’arcobaleno delle linee seleziono la più conveniente combinazione di colori per rendere rapido il tragitto dal terminal a questo sconosciuto quartiere della città e, dopo aver riposto la cartina nel taschino della camicia, mi immergo mestamente in deleterie introspezioni. Ora dopo ora nuovi aeroplani atterrano, le porte scorrevoli si spalancano continuamente rendendomi spettatore di un interminabile film in cui sono già apparso come comparsa o forse come attore protagonista. Scene gioiose, luttuose, comiche, drammatiche, toccanti, banali si susseguono circolarmente come i bagagli dalle diverse forme e colori sul nastro trasportatore e osservo ciò che ho vissuto, ciò che avrei voluto vivere. Vedo le braccia che non mi hanno avvinghiato, le lacrime che non ho pianto, i sorrisi che non ho sorriso, il presagire la mancanza negli occhi della gente, il sentore della beatitudine in un bacio a lungo atteso, vedo me, vedo te, distinguo nella futilità di ogni istante la variegata tonalità delle emozioni dell’uomo. Le persone vanno e vengono e con loro perdo la cognizione del tempo, perdo la cognizione delle mie emozioni perché oggi in un aeroporto le ho vissute tutte, in me e con i miei occhi, dalla più ordinaria alla più folle, dalla più tragica alla più raggiante dalla più misera alla più intensa. Sono le sette, devo andar via e tu non sei venuta, ma ti ho vista, ti ho stretta e ti ho lasciata tra le braccia di mille persone qui a Barajas.












Massimiliano Ruggieri

22/04/09

Ricordi di Viaggio: L'universo in un indirizzo


Castleknock, febbraio 2006

Ho perso 10 minuti della mia preziosa ed oziosa giornata per scoprire il reale significato di Auburn Close, la denominazione scelta da qualche addetto dell'amministrazione di Castleknock per battezzare la strada nella quale vivo qui nella verde Irlanda ed ho sorprendentemente scoperto come l'ordinario studio di un toponimo possa portare alla luce lo sconfinato universo celato dietro il nome di un luogo. Una semplice traduzione dei due termini dall’inglese all’italiano aiuta a capire il valore tecnico e pragmatico della parola “close” che designa una strada privata e senza uscita, ed il suggestivo e colorito significato di “Auburn” e cioè “castano chiaro con riflessi ramati”, indubbiamente riferito alle sfumature degli innumerevoli alberi che fiancheggiano Auburn Avenue, Auburn Drive, Auburn Green e appunto Auburn Close. Il nome, palese archetipo della perfetta combinazione tra praticità e vivacità mentale degli irlandesi, risulta intrinsecamente correlato al luogo che rappresenta e dunque una strada chiusa dai colori castani con riflessi ramati. Fortunatamente questa tendenza celtica non ha preso piede nel mio paesino in Italia, altrimenti la via nella quale sono cresciuto si chiamerebbe strada lunga cenerognola crivellata.
Un’ulteriore ricerca mi induce a scoprire come Auburn sia il nome di villaggio irlandese, descritto con accuratezza e sensibilità dal poeta irlandese Oliver Goldsmith nel suo poema "Il villaggio desolato". È difficile trovare in rete passi interessanti del libro citato, ma mi imbatto in un passo del romanzo che spalanca le serrate porte dell’immaginazione e della percezione facendomi pensare al giorno in cui bighellonando in qualche altra terra penserò ai momenti trascorsi in questa vivace dimora.
Goldsmith scrive: “Dolce Auburn, il più bel villaggio della pianura i tuoi svaghi son svaniti, e tutte le tue bellezze scomparse in mezzo ai tuoi pergolati”.
Smetto di setacciare il web, ho trovato le informazioni che cercavo, ho scorto e mandato a memoria le immagini, evocate dalle parole lette, che per sempre assocerò all’indirizzo della casa di periferia immersa nel verde del paesello tra Dublino e Blanchardstown: “Castleknock, il più bel villaggio, dolce Auburn, strada senza uscita dai colori castani con riflessi ramati”.

Racconti di viaggio: Obrigado Lisboa


Madrid 19-7-2007

É notte ad Oeiras, il taxi percorre rapidamente la strada che costeggia il mare, penso sia l'Avenida Marginal ma non ci giurerei perché è facile confondere nomi dal suono esotico quando l'odioso suono della sveglia violenta la quiete della notte scaraventandoti repentinamente tra le braccia di un nuovo giorno. Sono intorpidito, assonnato ed abbagliato dalle luci del porto, la strada è sgombra ed in poco meno di dieci scatti del tassametro la Mercedes bianca ha già superato Caxais, Algés, Belen, una manciata di pescherie, decine di palazzi rovinati e un centinaio di lampioni dalla luce gialla. Scambio qualche parola con il tassista, ma come al solito quando lascio un posto non sono mai di buona compagnia, preferisco osservare tutto quello che mi circonda sperando di individuare qualche particolare non notato in precedenza ed immergermi in quello stato poco pragmatico e molto romantico di tristezza per ciò che si abbandona. Nonostante la mia spiccata capacità di divenire una sorta di valium per i logorroici in situazioni in cui l'amarezza causata dall'addio si associa ad uno stato psicofisico tra il comatoso e l'allucinato ho la forza di chiedere al gentile autista quanto tempo manca per raggiungere la stazione Santa Apolonia. La risposta è immediata o meglio è evidente poiché le luci della stazione rapiscono la mia attenzione illuminando il capolinea della mia avventura lisbonense. Un barlume di acume, molto probabilmente generato dalla fusione dei due soli neuroni in circolo alle 4 dopo la mezzanotte, mi induce a realizzare come le stazioni ferroviarie siano facilmente riconoscibili a distanza, indipendentemente dalla nazione in cui si è, e dall'idioma utilizzato sui segnali ed i cartelli affissi agli ingressi principali. La tariffa per il servizio taxi è ragionevole, poco più di 20 euro, prendo la valigia, metto sulle spalle lo zaino, saluto il tassista e mi accingo ad entrare in stazione, ma non posso non fermarmi ad ammirare per l'ultima volta i contrasti, le luci che perforano la notte dell'Alfama ed il fascino della piazza antistante la stazione. In quindici giorni, a causa dell'efficacia comunicativa della lingua della globalizzazione e cioè l'inglese non ho imparato molte parole portoghesi, salvo bacalhau, batata frita, caralho, bom dia e qualcos'altro, ciononostante ho l'obbligo di congedarmi dalla perla lusitana con un "Obrigado Lisboa".
Il treno per Oporto mi attende, così come un aereo che mi porterà a Madrid, dove all'aeroporto Barajas ad aspettarmi non ci sarà nessuno.


Qualche settimana dopo la mia ultima notte portoghese ho cercato di rendere ancor più poetici quegli attimi attraverso il seguente componimento.


Impressionismo Portoghese

Le silenziose lanterne della marina
perforano il corvino panno notturno
bruciando le note di un malinconico fado
appese all’effimero sussurro del vento.
Le onde si esaltano nella desolazione
sorgono, giungono, schiumano
disonorano la quiete oceanica
con parole d’addio sbraitate alle rocce.
L’ olezzo delle pescherie chiuse
impregna l’umida aria atlantica
prima di essere spazzato via
dall’assolata brezza lisbonense.
E’ una notte vitale, malinconica, pensosa
intensa nella sua fragile fuggevolezza
labile e travagliata
come un brandello di vita che se ne va .

Massimiliano Ruggieri

03/01/09

Mar adentro


Mar adentro, mar adentro,
y en la ingravidez del fondo
donde se cumplen los sueños,
se juntan dos voluntades
para cumplir un deseo.

Un beso enciende la vida
con un relámpago y un trueno,
y en una metamorfosis
mi cuerpo no es ya mi cuerpo;
es como penetrar al centro del universo:

El abrazo más pueril,
y el más puro de los besos,
hasta vernos reducidos
en un único deseo:

Tu mirada y mi mirada
como un eco repitiendo, sin palabras:
más adentro, más adentro,
hasta el más allá del todo
por la sangre y por los huesos.

Pero me despierto siempre
y siempre quiero estar muerto
para seguir con mi boca
enredada en tus cabellos.

(Ramón Sampedro)


29/12/08

Per lei


"C'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve
e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare
tanto qui sotto nulla è peccato."


(citazione tratta dal film Manuale d'Amore 2)

12/12/08

Somewhere I have never travelled


somewhere I have never travelled, gladly beyond
any experience,your eyes have their silence:
in your most frail gesture are things which enclose me,
or which i cannot touch because they are too near

your slightest look easily will unclose me
though I have closed myself as fingers,
you open always petal by petal myself as Spring opens
(touching skilfully,mysteriously) her first rose

or if your wish be to close me, I and
my life will shut very beautifully, suddenly,
as when the heart of this flower imagines
the snow carefully everywhere descending;

nothing which we are to perceive in this world equals
the power of your intense fragility: whose texture
compels me with the color of its countries,
rendering death and forever with each breathing

(I do not know what it is about you that closes
and opens; only something in me understands
the voice of your eyes is deeper than all roses)
nobody,not even the rain, has such small hands
ee cummings

10/12/08

13-1-2008 / 10-12-2008 : Masterizzato

After12 tough months I can officially say that I am finished with my Master’s degree. Today I discussed the final thesis and I am "masterizzato" (my Italian friends will giggle). What can I say ? How do I feel ? Well I actually don't know but I can affirm that :

  • I feel weird
  • I am used to get full marks
  • Tomorrow I am going to wake up late
  • The glass is half empty
  • Good game, good game, good game
  • I am officially unemployed


I did have to study hard 'cause at the beginning I thought I could use "Nero Burning Rom" to "masterizzarmi". I know this doesn't make sense if you are not Italian speakers, but if you are you will giggle for sure. Well I'll try to explain. One of the meanings of the Italian verb "masterizzare" is "to burn a Cd/DVD", so I use this verb in a fun way to mean "to finish a master's degree". Italian humor ? Well who knows.... Nevertheless my version of "Nero Burning Rom" gives me the possibility to "masterizzare uno studente", but there should be a bug, it doesn't work. Have a look :



By the way here you have the abstract of the thesis.


NUOVE FRONTIERE PER LA DIDATTICA DELLE LINGUE STRANIERE: SECOND LIFE

L’imporsi di programmi di realtà virtuale come Second Life nell’ambito delle tecnologie educative ha aperto nuove frontiere per la didattica delle lingue straniere, che può contare su strumenti mediante i quali è possibile realizzare percorsi didattici innovativi. Second Life è un mondo 3D in continua evoluzione, in cui gli utenti, che sono rappresentati da alter ego virtuali denominati avatar, possono vivere una seconda vita. La didattica delle lingue in Second Life, piattaforma basata sull’interattività e l’accesso a varie forme di contenuti educativi, deve essere intesa come una trasposizione virtuale del logico processo di apprendimento linguistico che viene ottimizzato da nuovi strumenti e circostanze didattiche.
La coesistenza delle applicazioni di comunicazione sincrona e asincrona e l’innumerevole quantità di ambienti all’interno dei quali vengono svolti corsi o attività didattiche, che possono seguire modalità tradizionali o innovative, sono solo alcune delle peculiarità intrinseche alla piattaforma che hanno sancito il successo di Second Life nella didattica delle lingue.
Disponendo della rappresentazione virtuale di elementi mutuati dal mondo reale, gli ambienti di Second Life si presentano come luoghi di apprendimento dal forte senso referenziale, che coinvolgono gli apprendenti nella costruzione del processo formativo e gli insegnanti nell’organizzazione di percorsi didattici alternativi. Di conseguenza l’apprendimento non può essere passivo in quanto lo studente è stimolato da input di diversa entità, predisposti in un ambiente dinamico all’interno del quale tra i molteplici strumenti didattici troverà certamente quelli che più si adattano alle sue caratteristiche e necessità. Scopo della tesi è esplicitare le potenzialità di Second Life nella didattica delle lingue straniere e mostrare percorsi ed attività realizzabili nel mondo virtuale.

08/12/08

Mi vida es una maleta


La laguna dorme
sotto il velo della nebbia
le luci improvvise
sono figlie della notte
metafore di esistenze erranti
trascorse con in mano una valigia
ora piena, ora vuota.

Massimiliano Ruggieri

30/11/08

Back to the start



"Fare thee well sweet Anna Liffey, I can no longer stay

And watch the new glass cages, that spring up along the quay
My mind's too full of memories
too old to hear new chimes
I'm a part of what was Dublin in the Rare Oul Times"


Anna Liffey by night

O'connell lights

Hard Rock Café Dublin

Wall of fame

Guinness

The old and the sea

The Killers

Forever

Auburn Avenue






"Creo que los bares se deben abrir para cerrar las heridas"




"Miran al cielo y piden un deseo
contigo la noche más bella
Amores imposibles
que escriben en canciones
el trazo de una estrella
Cartas que nunca se envían
Botellas que brillan en el mar del olvido
Nunca dejes de buscarme
la excusa más cobarde
es culpar al destino"



Cage


"Volevo stare un po' da solo
per pensare tu lo sai…
ed ho sentito nel silenzio
una voce dentro me…
e tornan vive tante cose
che credevo morte ormai…
E chi ho tanto amato dal mare del silenzio
ritorna come un'onda nei miei occhi
e quello che mi manca
nel mare del silenzio
mi manca sai molto di più…
Ci sono cose in un silenzio
che non mi aspettavo mai
vorrei una voce…
Ed improvvisamente ti accorgi che il silenzio
ha il volto delle cose che hai perduto
ed io ti sento amore
ti sento nel mio cuore
stai riprendendo il posto che
tu non avevi perso mai
che non avevi perso mai
che non avevi perso mai…"




05/11/08

Yes we... change


03/11/08

I have a dream